“Quando la cultura incontra la tecnologia nasce innovazione”. Ma per l’ebook è davvero così?

Una cultura hi-tech” è il titolo di uno degli incontri della tappa faentina di Cultura Impresa Festival. Ma l’ebook, il libro digitale, prodotto culturale per eccellenza, resta ai margini dell’innovazione tecnologica.

Molti sono stati gli argomenti trattati durante l’incontro del Festival dedicato a hi-tech, cultura e innovazione: si è parlato di game, 3D, realtà aumentata e spazi museali multimediali. In uno degli interventi, partendo dai libri scolastici digitali, hanno trovato spazio anche interessanti riflessioni sull’ebook.

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Cultura Impresa, il Festival dedicato alle imprese culturali e creative, ha fatto tappa a Faenza il 13 e 14 ottobre scorsi. Abbiamo partecipato all’incontro di sabato 14 al MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche – dedicato all’innovazione culturale, nella speranza che, tra i vari argomenti trattati, trovasse posto anche l’ebook, il libro digitale, che è ufficialmente nato nell’ormai lontano 1998 nella prospettiva di diventare la nuova frontiera della lettura.

Targa all'esterno del MIC Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Cultura Impresa Festival 2017 al MIC di Faenza

Siamo stati accontentati perché tra i relatori c’era Matteo Dispenza, della cooperativa culturale Libre di Torino, che si occupa di comunicazione digitale e di sviluppo di prodotti in ambito educational e culturale e, quindi, anche dei contenuti digitali legati all’editoria scolastica, cioè ai libri di testo. Infatti forse non tutti sanno che, per legge, in Italia tutti i libri cartacei pensati per la scuola “devono” avere una versione digitale. L’ebook scolastico è, di fatto, un file in formato pdf con contenuti aggiuntivi come audio, video, test ecc.

Matteo ci ha raccontato che il tasso di utilizzo della versione digitale dei libri scolastici è molto basso e si è posto una naturale domanda. Come mai, in un mondo che sta dando sempre più spazio all’aspetto tecnologico, soprattutto per quanto riguarda il pubblico più giovane, quello cioè dei cosiddetti “millennial”, si riscontrano dati di utilizzo così bassi dell’ebook in ambito scolastico? Si tratta di una domanda che si porta dietro un’altra considerazione, molto frustrante per chi di progettazione di contenuti digitali si occupa. Quella di correre il rischio di progettare contenuti digitali sostanzialmente inutili e per i quali gli editori, proprio perché coscienti di questo scarso utilizzo, non sono interessati a investire.

Allargando il discorso all’editoria digitale generalista – cioè al mercato complessivo dell’ebook – Matteo ha illustrato alcuni dati provenienti dal mercato inglese, da cui risulta che gli ebook, l’anno scorso, hanno perso il 4-5% sulle vendite. Inoltre le vendite di ebook reader – cioè dei dispositivi pensati apposta per la lettura di ebook – sono crollate addirittura del 40% nel corso degli ultimi 6 anni.

Matteo offre una chiave di lettura di questi dati che ci trova molto d’accordo. L’errore di fondo, che ha portato a un sostanziale disamore del lettore nei confronti dell’ebook, è a monte: cioè al fatto di ritenere che l’innovazione tecnologica (nell’editoria scolastica come in tutti gli altri campi editoriali) si possa e debba limitare a trasporre in digitale una copia del reale, in questo caso il libro cartaceo, con magari qualche contenuto aggiuntivo (audio, video, animazioni) appiccicato qua e là.

A quelle di Matteo vorrei aggiungere alcune riflessioni personali. Completerei la frase utilizzata da Matteo Dispenza nel suo intervento: “ogni tecnologia può avere un utilizzo positivo o negativo” con le parole “oppure neutro”. L’ebook ha rappresentato, fino a ora, proprio questo: un’evoluzione tecnologica sostanzialmente neutra, in quanto in buona parte incompiuta, perché ha puntato su un unico aspetto dell’innovazione, il più facile da implementare ma anche il meno capace di rivoluzionare la vita degli utenti. L’ebook ha certamente reso i contenuti cartacei leggeri e quindi facili da trasportare (e, oltretutto, anche da offrire illegalmente duplicati al posto delle vecchie fotocopie, cosa che spaventa molto editori e librai), ma si è fermato a quello, lasciando inalterati contenuti e modalità di fruizione.

Da un certo punto di vista, sarebbe come se nell’evoluzione dal telefono fisso al cellulare ci si fosse accontentati, fermandosi alla trasportabilità. Lo smartphone avrebbe segnato così tanto il nostro modo di vivere se servisse solo per telefonare e poco altro? Oppure, altro esempio, quale sarebbe la diffusione del tablet se si limitasse a essere un visualizzatore portatile di foto, audio e filmati che però necessitano, per essere realizzati, degli stessi strumenti esterni di prima, quindi macchine fotografiche, telecamere e registratori?

Ed ecco anche facilmente spiegato il drastico calo nelle vendite degli ebook-reader: si tratta, in fondo, di dispositivi obsoleti, certo più leggeri da trasportare delle migliaia di libri cartacei che possono contenere, ma capaci di poco altro (spesso nemmeno di visualizzare immagini in modo soddisfacente) e quindi non in grado di rivoluzionare davvero vita e abitudini dei lettori. Molto meglio, dunque, leggere gli ebook sugli schermi di tablet e smartphone, che sono anche in grado di fare molto altro!

Voglio terminare la mia riflessione con una domanda lanciata a lettori e scrittori. Visto che, in definitiva, l’ebook del futuro, quello davvero capace di rivoluzionare il nostro rapporto con il libro cartaceo, non esiste ancora: voi come lo immaginate? Iniziate a pensarci, magari lo potremmo costruire assieme!

 

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