Ancora sulle parole della medicina narrativa: medicina e racconto in uno studio dentistico

Proprio ‘Medicina e Racconto’ è il titolo di un convegno internazionale che si svolgerà questa settimana a Parigi. Tra le altre, si ascolteranno le parole di Rita Charon, padre della medicina narrativa, e quelle del dott. Mario Cerati, dentista.

Sottotitolo del convegno di medicina narrativa di Parigi è ‘La malattia come esperienza biografica’ e queste parole stanno alla base dell’approccio con cui Mario Cerati e i suoi collaboratori curano i propri pazienti, partendo proprio dall’ascolto delle narrazioni della malattia.

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Mario Cerati è direttore sanitario dello storico studio dentistico ‘Cerati Conti’ di Milano e, intervistato da Giulia Reina, ci parlerà della sua esperienza all’interno delle pratiche della medicina narrativa e dell’importanza della narrazione nel suo studio dentistico.

Lei ha una grande esperienza, dott. Cerati. Ci racconti qualcosa della sua storia…

Mi chiamo Mario Cerati e sono un Medico Chirurgo specializzato in odontostomatologia (vecchio ordinamento, quando l’odontoiatria non aveva una propria facoltà). Ho insegnato per 20 anni in università presso la scuola del prof. Vogel, dove mi sono occupato di odontoiatria di comunità, e ho collaborato con il CCOMS di Milano, ‘Centro di Collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità’, che si occupa di prevenzione ed epidemiologia delle patologie orali. Contemporaneamente ho proseguito l’attività nello studio dei miei genitori (www.studiocerati.it), di cui oggi sono titolare e direttore sanitario. Da pochi anni sono tornato all’università di Milano grazie al prof. Brambilla e al suo collaboratore dott. Paolo Pariset, presso l’insegnamento di odontoiatria restaurativa del corso di laurea in odontoiatria, potendo sviluppare i progetti di medicina narrativa non solo in studio, ma in una realtà didattica e di ricerca universitaria (www.restaurativaviagaleazzi.unimi.it).

Arriviamo quindi alla medicina narrativa. Come l’ha incontrata?

La medicina narrativa è stato l’arrivo di un percorso che, già a partire dalla mia prima esperienza universitaria, ha da subito focalizzato l’importanza di tenere, come si diceva allora, il paziente al centro. L’esperienza, poi, ha percorso tutte le varie fasi fino a trovare nella medicina narrativa uno strumento potentissimo per sviluppare la “medicina personalizzata” e per applicare realisticamente la condivisione del percorso con il paziente. In questo passaggio è stato fondamentale l’incontro con la dottoressa Chiara Fioretti, psicologa ricercatrice presso l’università di Firenze e grande esperta di medicina narrativa con la quale condividiamo il corso di narrativa all’interno dell’insegnamento di odontoiatria restaurativa al terzo anno e il corso elettivo di ‘Relazione con il paziente e medicina narrativa’ presso lo stesso corso di laurea.   Riguardare all’evidenza scientifica, di cui sono impregnati i corsi di studio, attraverso il filtro della medicina narrativa apre agli studenti un mondo e le loro risposte sono entusiastiche. È immediatamente comprensibile, per loro, come la narrazione dei pazienti renda più efficace sia la fase di diagnosi, sia quella di scelta del percorso terapeutico. L’immaginario del rapporto frustrante con il medico che dispone e del paziente “cattivo”, che non esegue o non “capisce” la scienza e coscienza con cui il medico opera, lascia spazio alla possibilità di “usare” il dato scientifico con il paziente e per il paziente e non suo malgrado.

Arriviamo così alla pratica di tutti i giorni con i pazienti. In che modo viene applicata la medicina narrativa nel quotidiano dello studio dentistico?

Membri dello Studio Dentistico Cerati Conti con la frase Noi e la capacità di ascoltare, osservare, interpretare. Mossi dalle narrazioni dei nostri pazienti

Il paziente viene accolto, viene accolta la sua richiesta di ristabilimento della salute. Al paziente viene chiesto di narrare la sua storia, con domande come: “Cos’è successo? Come la fa sentire quello che è successo? Sente di poter eseguire questa prestazione?” Naturalmente, all’interno della narrazione della storia della malattia il panorama si arricchisce di sintomi che il paziente non pensava importanti, ma che sono basilari per completare l’aspetto sintomatologico che attiene alla parte biologica. Le risposte vengono raccolte in una cartella che viene detta “parallela” e che annota sia la parte biologica di quello che sta succedendo, sia il vissuto del paziente e il suo racconto. Questo consentirà una nostra “narrazione” di ritorno che alimenterà un circolo virtuoso di scambio che così può sfruttare una competenza basilare che dobbiamo cercare nei pazienti: loro sono i migliori esperti di loro stessi, così come loro sono i migliori interpreti di quegli istinti che dai tempi della preistoria ci consentono di capire cosa è meglio per noi per “sopravvivere” . Aiutare i pazienti a riascoltare questa “voce interna” aiuta noi a non sbagliare. E così la narrazione riesce a cambiare anche il paziente. Noi, che li vediamo durante tutto il corso della vita, come i medici di base, ci rendiamo conto che i pazienti anno dopo anno cambiano, diventano, grazie anche all’aumento di competenza che crea questo scambio continuo, veri pazienti esperti e che sono in grado di agire sempre meglio in termini preventivi, perché capiscono meglio come funziona e cosa ha a che fare la loro storia all’interno della storia di malattia e capiscono la portata anche qualitativa dei percorsi terapeutici che si compiono insieme. È più facile, così, scegliere terapie e percorsi terapeutici appropriati. Il legame che si crea con il paziente diventa inscindibile all’interno di un vero percorso condiviso. È il passaggio dalla “medicina basata sulle evidenze scientifiche”  alla medicina narrativa,  che non elimina l’evidenza scientifica, ma, al contrario, la rende più efficace.

Manifesto con convegno internazionale Medicina e Racconto Medicine et Recit la malattia come esperienza biografica
Il convegno di medicina narrativa di Parigi

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