Il Salone Internazionale del Libro di Torino ha resistito all’assalto di Milano

Ho visitato il Salone Internazionale del Libro di Torino tra domenica 21 e lunedì 22 maggio, dunque sono passati più di quattro mesi e, anche se mi ero ripromessa di farlo a breve, ho atteso la ripresa autunnale per parlarne.

L’impressione generale è stata quella di una festa, con tanti eventi, tanti visitatori, tanto colore e tanti bambini – i lettori del futuro – che disponevano di un intero padiglione dedicato a loro.

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L’intera città, tappezzata di striscioni – dalla stazione di Porta Nuova a Piazza Castello – e riempita dagli eventi collaterali che facevano parte del cartellone del “Salone Off”, ha partecipato alla festa del Salone.

Il Salone, dunque, ha resistito all’assalto di Milano, i suoi numeri sono stati ottimi: il numero di visitatori ha più che raddoppiato quelli di “Tempo al Libro” e tutti gli editori presenti si sono detti soddisfatti per il generalizzato aumento delle vendite.

C’erano spazi destinati ai piccoli e ai piccolissimi nei 5.000 mq del Bookstock Village, pieni non solo di alunni in gita ma, la domenica, di famiglie con bambini che passavano il pomeriggio in un parco-giochi davvero anomalo: tutto dedicato alla lettura e ad attività legate all’arte e alla cultura.

C’è stato il debutto dello spazio GasTrOnomica, in collaborazione con Slow Food, dove il cibo era il protagonista… ma non si cucinava, come ormai è di moda in tutte le manifestazioni e i programmi televisivi, bensì si leggeva di cibo e si presentavano libri dedicati all’argomento. Io ho assistito a un incontro con Philippe Daverio che, in un impeccabile gessato color panna, parlava della storia e della cultura del vino a un pubblico talmente numeroso da avere occupato ogni spazio nello stand, compresi i corridoi tra le scaffalature.

Molti altri incontri, organizzati in vari spazi all’interno dei padiglioni del Salone, hanno avuto il tutto esaurito e, un paio di volte, ho dovuto scansare le lunghe code degli spettatori in attesa di accedere alle sale.

Anch’io ho partecipato a vari incontri, alcuni un po’ più tecnici, ma davvero interessanti, e focalizzati sul mio interesse principale, che è quello relativo alla lettura digitale e all’ebook. Per esempio, un incontro organizzato da BookRepublic in cui, ripercorrendo la storia della rivoluzione digitale in editoria, si è anche parlato delle principali start-up legate alla lettura e al libro nate negli ultimi anni (2010-2017),  ma che hanno un core business incentrato sul prodotto digitale (contenuti, tecnologie, eCommerce o marketing). Oppure, al Bookstock Village, un incontro dedicato ai nativi digitali che con una veloce carrellata ricostruiva la storia dell’ebook vista dalla parte dei bambini, faceva una breve panoramica dei libri digitali per l’infanzia e lanciava uno sguardo anche all’intreccio tra buone pratiche di lettura e neuroscienze.

Al momento in cui sto scrivendo, Torino ha già pronte le date del 31° Salone Internazionale del Libro: 10-14 maggio 2018. Anche la Fiera Internazionale dell’Editoria di Milano ha pubblicato le date della sua prossima edizione: 8-12 marzo 2018. Quella vinta da Torino è stata una guerra o una semplice battaglia? Difficile a dirsi. Visti i numeri delle due rassegne, si potrà pensare a un futuro collaborativo e non di così netta contrapposizione? Vedremo. Già le date tra Fiera e Salone si sono allargate, dal mese della passata edizione ai due della prossima. La rassegna milanese, poi, si sposterà dalla Fiera di Milano-Rho alla più centrale “FieraMilanoCity” nel quartiere Portello. E Milano ha optato per un curatore editoriale unico sul modello di Torino.

Comunque, visto il mio tifo, mai celato anche nei precedenti articoli, per Torino… beh, spero che i festeggiamenti per la vincita dello scudetto da parte della Juve, caduti proprio in concomitanza con la domenica del Salone, siano in ogni caso di buon auspicio per un futuro lungo e pieno di successi. Lunga vita al Salone Internazionale del Libro di Torino, dunque!

 

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